l'Ais-napoli da Babette: i Sommelier Incontrano la Birra
17/04/2007:
Che bella serata!
Ogni volta mi
convinco sempre di più che quando incontri delle belle persone,
indipendentemente dall’oggetto dell’intendere e del contendere, l’esito
non potrà che essere positivo e, soprattutto, un’opportunità di
crescita. Per crescere abbiamo bisogno di incontrare “belle” persone,
solo così possiamo ricevere i giusti stimoli. Mi riferisco a
Luigi Serpe e
Ugo Torre, due persone con sensibilità molto diverse accomunate, però, dalla stessa travolgente passione: la birra.
Luigi
Serpe ha un passato da chimico nell’industria tessile ed una
incontenibile ed inesauribile voglia di fare… birra naturalmente. La
curiosità di confrontarsi con diverse tipologie e stili sembra non
placarsi né intimorirlo anzi. I successi gli stanno dando ragione.
Maltovivo è ormai divenuto il suo nome d’arte, Tschò, Phonix, Farenheit
sono solo alcune delle sue ineguagliabili e straordinarie creature.
Ugo
Torre è, insieme alla moglie ed alla figlia, Babette. Sì avete capito
bene non si tratta di un refuso: Ugo “è” Babette”. Non riuscirei ad
immaginarlo altrove né tantomeno a fare altro che non sia divertirsi
con la birra. E Babette può considerarsi un vero e proprio tempio della
birra, unico nel suo genere in tutto il sud Italia. Ben presto avrà tra
le sue fila ben 5 (dico cinque) sommelier in sala, un caso unico e raro
se non forse, addirittura, impensabile nell’Italia della ristorazione
figurarsi in una birreria. Il servizio è, comunque, ad onor del vero,
già adesso molto professionale ed attento. Babette offre una selezione
maniacale di prodotti d’eccellenza da quelli più artigianali a quelli
proposti dai grandi birrifici storici, passando esaustivamente
attraverso tutti gli stili birrari possbili ed immaginabili, perché
ricordiamo sempre che “di birra non ce n'è una sola!”. Babette, oggi,
non è più solo questo. E’ diventata un paradiso anche per tutti gli
amanti dei distillati e, più in generale, del bere bene con un piccolo
primissimo accenno - ancora piuttosto embrionale - al vino (un
approccio che secondo me andrebbe, in questo caso, un attimo
riconsiderato e perfezionato). I più grandi millesimi del secolo di
rhum, cognac ed armagnac sono ormai tutti lì, al negozio e, sempre più,
iniziano a fare, per nulla timidamente, capolino e spazio anche nel
locale. Scelte difficili, coraggiose che Ugo porta avanti, per la sua
strada, senza aspettarsi un riscontro di pubblico prestabilito o
assicurato: i clienti affezionati col tempo hanno sempre dimostrato di
seguirlo ed i primi risultati sono, in questo senso, incoraggianti.
Ecco, dunque, da una bella idea di
Magda Garufi ed
Elena Hermann,
coordinatrici delle attività didattiche Ais-Napoli, prendere forma
questa serata per far conoscere un po’ meglio (una sorta di
introduzione pratica) ai sommelier del capoluogo partenopeo questo
affascinante mondo. Quando si parla di stili birrari, di storia e di
tradizione la birra non è da meno rispetto al vino. La combinazione
apparentemente semplice e scontata di luppolo malto acqua e lieviti può
avvenire in così tanti modi diversi che i risultati sono praticamente
infiniti raggiungendo complessità impensabili. Un mondo accessibile
anche nei prezzi considerato che per una birra importante per quanto si
possa spendere relativamente tanto (10/12 euro per la bottiglia da
0.75) non si raggiungono mai gli eccessi e le cifre di alcune etichette
di vini. Peccato che, come spesso ho lamentato, i ristoranti siano
ancora restii ad introdurre una carta delle birre e come,
inspiegabilmente, ciò sia accaduto prima per olio ed acqua. Insieme a
Luigi Serpe, già mastro birraio della St.John di Faicchio ed oggi
impegnato a tempo pieno con la sua Maltovivo in quel di Capriglia
Irpina, altri due protagonisti di spessore: Luigi di Fiore, Sommelier
professionista, delegato della Penisola Sorrentina, esperto di birra e
distillati, ed Alfio Ferito preparatissimo, oltre che appassionato,
degustatore di birra, una vera e propria miniera di nozioni,
informazioni con esperienze significative sul campo (uno dei pochi,
penso, in Campania ad aver provato ad invecchiare in prima persona
nonchè assaggiato birre pregiate anche diversi anni dopo la data di
scadenza che viene preferibilmente indicata per il consumo). Insomma ci
siamo divertiti e spero con noi anche tutte le persone, numerose,
accorse per questo specialissimo evento, assolutamente da ripetere.
Birre ed abbinamenti della serata:
- Tschò
MALTOVIVO con stuzzichini (dadolata di salami e formaggio): è una birra
che Luigi in controetichetta identifica “ad alta fermentazione” anche
se in realtà si tratta un ibrido considerato l’impiego anche di lieviti
solitamente impiegati a basse temperature. Lo stile è una Kolsch, la
birra di Colonia. Un cappello di schiuma delicato e compatto già
riflette quello che la birra successivamente ci mostrerà: un profilo
sottile ed elegante allo stesso tempo rigoroso e delicatamente
complesso. Il naso è pervaso da note di frutta e fiori gialli. Il
palato offre una beva sicuramente non impegnativa ma affatto banale o
scontata. Un immediatezza che invoglia a una beva disincantata e
smodata. Splendido aperitivo. Birra da spendere altrimenti su
fritturine di pesce (calamaretti e bianchetti) oppure un fiordilatte
dei Monti Lattari.
- PAULANER Salvator con crostone prosciutto e
formaggio: si tratta di una dopplebock tedesca. Le bock sono birre di
primavera perchè il consumo storicamente avveniva durante il periodo
quaresimale soprattutto (se non esclusivamente) da parte dei monaci nei
monasteri che trovavano in questa birra fonte alternativa di
alimentazione (un po’ come accadeva per il consumo vino nelle campagne
ancora negli anni ’50). Dunque una birra dal grado alcolico importante
e sostenuto. Sopra i 7.5 gradi alcol non si parla più di bock ma di
dopple-bock (una differenza percentuale non particolarmente
significativa che non è certamente il doppio rispetto alle normali
bock). In italiano erroneamente si parla di doppio-malto categoria che
non esiste altrove (anche in questo caso ci si riferisce ad un
quantitativo di malto impiegato maggiore rispetto alla norma, non di
certo il doppio). Una birra completamente opposta alla precedente:
potente, robusta anche se dotata di un’apprezzabile verve acida in
grado di bilanciarne perfettamente la beva. Anche questa da bere
pericolosamente in abbondanza. Da riprovare su uno stinco di vitello
con insalata di patate.
- Noel 2005 BALADIN con torta Sacher: le
birre di natale riprendono la tradizione nordica delle birre invernali
molto alcoliche e corpose da consumarsi durante il periodo più freddo
dell’anno. Alcuni birrifici artigianali come la celeberrima Baladin la
producono ormai tutto l’anno proponendosi come abbinamento insolito
quanto riuscito per dolci soprattutto a base di cioccolata. Una birra
scura, nera dal profilo essenzialmente tostato con sentori di caffè e
cacao amaro. Speziatura non indifferente che risulta piuttosto invasiva
anche al palato dove evidenti sono i ritorni di vaniglia, cannella e
chiodo di garofano. Abbinamento perfetto. Non è, ahimè, la mia
tipologia preferita anche se è ormai divenuta un must. Può essere
impiegata anche come birra da meditazione.